Il contenuto della circolare numero è riservato.
Di fronte al perdurare inaccettabile dell’azione militare di Israele nella Striscia di Gaza e in particolare alla luce del piano di occupazione militare di Gaza City e della pulizia etnica del popolo palestinese, il Liceo Casiraghi ritiene proprio dovere come comunità educante di denunciare le gravissime violazioni dei diritti umani fondamentali nella Striscia, compreso l’uso della fame come arma di guerra, l’impedimento all’accesso degli aiuti umanitari, la distruzione sistematica di ospedali, scuole e università, l’omicidio di medici, operatori di Ong e giornalisti.
Il Liceo Giulio Casiraghi, fedele al dettato della nostra Costituzione, ripudia l’uso della violenza in ogni sua forma. Nel riaffermare la condanna per l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, nel reiterare la richiesta di liberazione di tutti gli ostaggi, fermo restando che ogni persona, popolo e stato ha diritto alla sicurezza, il Liceo ribadisce con forza che l’autodifesa non può in alcun modo implicare azioni di guerra indiscriminate, tali da giustificare, secondo autorevoli istituzioni come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), Human Rights Watch, Amnesty International e la Corte Internazionale di Giustizia, l’uso del termine genocidio.
Come docenti del Liceo Casiraghi siamo consapevoli che il nostro lavoro oltre a quello di trasmettere conoscenze comporta anche il dovere di formare coscienze, cioè educare cittadini e cittadine capaci di leggere criticamente la realtà, di riconoscerne attori e dinamiche, di nominarle per ciò che sono e di assumersi la responsabilità di prendere posizione.
L’educazione alla democrazia è quindi un percorso politico e morale che di necessità si richiama ai principi fondamentali della nostra Costituzione che pone a proprio fondamento il rispetto della persona e dei suoi diritti fondamentali, la vita, la libertà in ogni sua declinazione e la solidarietà, e il rifiuto della guerra come negazione dell’umanità e della politica.
È per questo che come docenti riteniamo necessario prendere posizione rispetto a ciò che accade oggi nel mondo, dove la disumanità e l’orrore della guerra sembrano diventati inevitabili. Disumanità e orrore che stanno raggiungendo negli ultimi mesi livelli inimmaginabili se un ministro del governo israeliano, Bezalel Smotrich, può arrivare a dichiarare alla stampa che si offre come boia per l’annientamento di Gaza.
Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa enorme e ingiustificabile violazione dei diritti umani e del diritto internazionale e chiediamo al nostro paese, così come all’Unione Europea, di compiere azioni concrete per fermare il massacro di civili innocenti (l’83% dei morti a Gaza sono civili secondo i dati dell’Intelligence di Israele, riportati dal quotidiano inglese The Guardian) come chiedere il cessate il fuoco immediato, l’apertura di corridoi umanitari per la popolazione civile, vietare la vendita di armi a Israele, denunciare in ogni modo il regime di oppressione e di apartheid in Palestina, compiere gesti di solidarietà e vicinanza alle vittime e a tutti coloro che si oppongono alla guerra.
Per tutto questo, il Liceo Casiraghi ha deciso di accogliere la proposta del Presidio per la pace di Sesto San Giovanni di una manifestazione in ricordo di tutti i bambini morti dal 7 ottobre 2023 in Palestina e Israele, 18.484 bambini palestinesi e 16 bambini israeliani.
Nella mattina del 23 settembre 2025, 200 nomi delle giovani vittime innocenti della violenza e del genocidio saranno letti dagli studenti che si faranno testimoni di quelle vite spezzate.
Ricordare i nomi delle vittime è un gesto dal grande valore simbolico, significa fare memoria delle persone che nelle guerre sono di solito ridotte a numeri, ridare loro esistenza e dignità di esseri umani, significa cercare di interrompere il processo di disumanizzazione che ha portato alla loro morte da vittime innocenti e alla nostra indifferenza da spettatori quotidiani del massacro, significa uscire dalla logica della guerra che rende accettabile la morte, persino quella di un bambino.
E’ un gesto per chiedere giustizia per ogni singola vita che non siamo riusciti a salvare e per ricordare la nostra responsabilità di esseri umani, adulti e giovani, nel testimoniare la volontà di pace in ogni nostro gesto, opponendoci al riarmo e alle spese militari, al silenzio della politica di fronte alle guerre viste sempre più come inevitabili, a tutti i governi che fanno del disprezzo dei diritti umani e del diritto internazionale la cifra della loro azione politica.
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